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31/03/2008
L'Ausonia
Ha sessant’anni, si chiama Ausonia. Da un decennio è figlia adottiva di Napoli, da quando fu affidata a Pippo Dalla Vecchia, presidente del Reale Yacht Club Canottieri Savoia, velista di valore e uomo di mare con pochissimi rivali in Italia. Dalla Vecchia conosceva e aveva amato questa barca, ne ricordava le linee e le imprese, la qualità raffinatissima del legno e la capacità di affrontare il mare. Ausonia è un dragone, classe che dal 1948 le Olimpiadi decisero di mettere in gioco. All’epoca, la vela italiana mancava completamente di dragoni, ma non della voglia di partecipare. Si dispose dunque in gran fretta che un dragone italiano fosse costruito e messo in acqua. Il tricolore doveva esser vivo anche in quella classe. Ausonia si fece onore. Sfiorò addirittura le medaglie. Giunse quinta, trionfando pure in una delle prove previste. A bordo, c’era il timoniere Pino Canessa, affiancato da Luigi De Manicor e Bruno Bianchi. La pensione dell’Ausonia non fu immediata. Guidata dal suo nuovo proprietario, Piero Ferrari, gareggiò ancora negli anni ’50. E fu proprio Ferrari l’uomo che un giorno porse Ausonia nelle mani di Pippo Dalla Vecchia. “Io poi ne ho fatto dono al Circolo che presiedo”. Un anno fa, il restauro. Viene contattato Norberto Foletti, artigiano di Riva del Garda. Una specie di liutaio cui si affida lo Stradivari. Ma Foletti sta per chiudere il suo cantiere. “Ok – sbotta - rimetto in sesto Ausonia, poi smetto davvero”. Ausonia è oggi una affascinante creatura del mare che rivive con tutta l’energia del suo passato. Da ieri, è ormeggiata alla banchina di Santa Lucia, giunta in mattinata a bordo d’un enorme camion. “Il cantiere a cui ci siamo rivolti ha semplicemente fatto un capolavoro. Adesso può serenamente andare in pensione”, commentava Pippo Dalla Vecchia ammirando la nuova gioventù del vecchio dragone. E mentre il presidente del Savoia vede un sogno realizzato, un socio dello stesso Circolo sogna una Coppa America a Napoli. E’ Enzo Onorato, l’armatore di Mascalzone Latino. “Pare – ha dichiarato ieri ad una radio - che a Valencia l'impatto dell’ultima edizione della Coppa abbia superato i 2 miliardi di euro. Pensiamo allora a quello che potrebbe accadere a Napoli se ci fossero queste risorse finanziarie per realizzare un progetto importante come l’America’s Cup”. Poi il commento all’attualità: “L’arma per portarla qui è vincerla, ed io voglio riuscirci. Purtroppo il protocollo presentato dai campioni in carica di Alinghi per la prossima edizione è imbarazzante”.
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